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Per un’agricoltura sostenibile si parte dal basso. Anzi, dagli scarti. Come in Puglia, dove un'azienda modello ha fatto del biogas la sua arma vincente Stampa E-mail
Bioenergie
di Martina Glover   
 
06 Marzo 2013
 

Non solo le rivoluzioni politiche partono – come dice il detto - dal basso. Anche l’industria agro-alimentare, provata dalla crisi, può infatti trovare nuova linfa partendo dal basso, cioè dagli scarti, per rendere sostenibile la filiera agro-alimentare che imbandisce le tavole degli italiani. Questa è la risposta che giunge dal Salone BioEnergy Italy 2013- Biomasse e Rinnovabili, tenutosi a Cremona in collaborazione con Legambiente, Enea e ChimicaVerde. Centrale è stato infatti il “rapporto cibo ed energia”, un tema di scottante attualità sul ruolo delle bio-energie, se cioè rappresentino un aiuto all’ambiente e all’agricoltura oppure un dannoso spreco di energie ed investimenti sottratti alla produzione alimentare, in un mondo che in futuro avrà sempre più bocche da sfamare.

Il Salone ha infatti messo in luce come il settore delle bio-energie non sia solo indispensabile per una trasformazione sostenibile del nostro sistema produttivo, ma addirittura un’occasione strategica per potenziare la stessa produzione alimentare, considerando che
i residui di lavorazione agroalimentare rappresentano la seconda fonte di biomassa in Italia.

Ed è stata l’azienda agricola
Masseria del Duca in Puglia ad aver dimostrato questa verità meglio degli altri, con il suo impianto a biogas "premiato" Migliori Pratiche BioEnergy 2013 per la categoria “impianti a biogas e relativa filiera”. Un’azienda che solo quattro anni fa era sul punto di chiudere i battenti ed ha invece trovato salvezza proprio nel biogas, a dimostrazione di come le imprese stiano cogliendo le nuove opportunità di sviluppo date dalle energie rinnovabili. Nonostante i sacrifici iniziali, infatti, grazie all’impianto a biogas (due digestori che alimentano un cogeneratore con potenza elettrica di 250 kW) l’azienda produce energia elettrica e termica da liquami, letame, pollina, siero proveniente dalla lavorazione dei formaggi, acque di vegetazione e sansa di olive. Senza inquinare si azzera di fatto la produzione di scarti e rifiuti agricoli, consentendo all’azienda di divenire la prima completamente eco-sostenibile e ad impatto zero della regione.

Un esempio virtuoso di come investire in un sistema produttivo sostenibile a vantaggio anche della produttività (e del portafoglio), dell’occupazione e del territorio. Il tutto condito da prodotti non solo sostenibili ed eco-compatibili, ma soprattutto genuini e di grande qualità.


[Martina Glover]


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Commenti

avatar Giuseppina Mariani
0
 
 
Passo dopo passo ........ Bene cosi'

avatar Michele Preziosi
0
 
 
un ottimo inizio!
avatar Benedetta
0
 
 
Ne ho sentito parlare! Bravi!
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I commenti dei visitatori

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