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Il ritardo italiano nel solare termodinamico: gli ostacoli da rimuovere secondo l'Anest Stampa E-mail
Solare termodinamico
di Gian Maria Volpicelli   
 
08 Maggio 2014
 

termodinamico

In Italia oggi non esistono impianti solari termodinamici collegati alla rete e in produzione, nonostante proprio nel nostro paese la tecnologia termodinamica ha registrato grandi progressi.

I motivi di tale ritardo sono stati approfonditi dall’Anest (Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica) nel corso del Convegno “Solare Termodinamico, una ricchezza per il paese: quali gli ostacoli?” tenutosi il 7 maggio a Milano .

Primo responsabile di tale “stallo”  - come sempre -  la lungaggine e farraginosità degli iter autorizzativi; in secondo luogo anche la difficoltà per gli uffici incaricati di valutare i progetti, visto che si tratta di una tecnologia nuova.
A questi elementi – infine – va aggiunto il  rischio di scontrarsi con un’eccessiva opposizione locale. Il che porta spesso le amministrazioni locali a prendere posizioni contrarie alla realizzazione dei progetti  per quieto vivere, senza considerare le ricadute economiche ed occupazionali determinate dagli impianti.

Secondo l'Anest, infatti, la realizzazione di un impianto solare termodinamico da 50 Mw da solo crea circa 2.000 posti di lavoro nella fase costruttiva e dà lavoro ad almeno 50 persone nella fase di esercizio che dura al minimo 25 anni. Il tutto senza considerare l’indotto.

Il fatto di non avere già impianti in esercizio (a parte alcuni impianti dimostrativi) rischia di mettere il nostro Paese al di fuori del mercato, impedendo ai potenziali investitori di valutare la qualità della nostra realtà produttiva nel settore.

Nei prossimi anni nel settore – infatti – sono previsti investimenti significativi per diversi miliardi di dollari. In particolare in Medio Oriente, nella penisola Arabica e in Africa. Il rischio  – sottolinea l’Anest – che a questi  investimenti accederanno solo aziende di altri Paesi, dove già da diversi anni sono in funzione impianti con tecnologie simili, meglio valutabili da chi deve investire.

 

Gian Maria Volpicelli

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Commenti

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Il solare termodinamico, molto spesso affiancato con centrali termoelettriche a gas metano come previsto nella Regione Basilicata, rappresenterebb e in Italia, con molta probabilità di non sbagliare, una pura speculazione. Non risolve il problema energetico, ma devasta interi territori. L'Italia non è l'Arabia Saudita, non presenta aree desertiche quali uniche possibili aree che consentono una razionale collocazione di tali impianti nel rispetto dell'Ambiente, del Paesaggio e del Suolo agricolo. Per la Basilicata è previsto un impianto della potenza elettrica di 50 MW con l'occupazione di oltre 226 ettari (2.260.000 metri quadri) di terreni fertili ed irrigui. L'ara di impronta dell'impianto occuperebbe ben 15 pozzi artesiani dei 19 previsti nell'area circostante.

Pensare all'Italia per acquisire competenze sul "solare termodinamico" ed esportarle nei paesi arabici, come sostiene l'ANEST, non rappresenterebb e un modo sensato di affrontare il problema energetico. Sembra invece un modo attento e preciso per fare affari a discapito di interi territori con tecnologie devastanti per un'area agricola. Impianti chiamati "solari termodinamici" pur non essendo "termodinamici puri" poiché ricorrono anche alla combustione di ingenti quantità di gas metano (con emissioni in atmosfera di inquinanti) per assicurarne un funzionamento in continuità e sicurezza.
L'aggravante, nella Regione Basilicata, è rappresentato dall'uso di decine di migliaia di metri cubi di olio diatermico ad altissimo impatto ambientale con potenziali rischi in caso di sversamenti al Suolo e non solo. L' impianto, nella regione Basilicata, è soggetto alle Direttive Seveso per essere classificata con attività a rischio in incidente rilevante, ma ovviamente c'è chi sostiene che l'attività industriale è sicura. Peccato però che non si conoscono attività industriali immune da possibili guasti ed avarie nel processo industriale con conseguenze tutt'altro che rassicuranti.

Un impianto solare a tecnologia fotovoltaica trasforma energia solare in energia elettrica in modo pulito, mentre un impianto solare a tecnologia termodinamica che ricorre all'uso degli olii diatermici e alla combustione ausiliaria di gas metano, trasforma energia solare in energia termica e quindi in energia elettrica in modo tutt'altro che interamente pulito. Presenta infatti emissioni in atmosfera di benzene, fenolo, ossidi di azoto .... E' pulito tutto ciò? Non mi pare.

Gli impianti interamente rinnovabili sono un'altra cosa e il modo per affrontare il problema energetico (risparmio di energia, efficienza energetica, impianti alimentati da fonte rinnovabile prevalentemente concepiti per l'autoconsumo) viaggia su un binario differente da quello delineato dagli impianti "solari termodinamici" che farebbero meglio a definirli, quando ibridi come per la regione Basilicata, con la dizione di centrali termoelettriche ibride alimentate da fonte rinnovabile solare e da fonte fossile (quindi non rinnovabile) qual è il GAS metano.
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I commenti dei visitatori

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