Danni ambientali: la spesa in Italia sfiora ogni anno i 50 miliardi di euro e sono le famiglie a sopportarne il peso maggiore Stampa
Rischi ambientali e sanitari
di Mauwa Lauro   
 
27 Gennaio 2014
 

studio Ecba ProjectÈ un conto decisamente salato quello che paga ogni anno  l’Italia per sostenere i costi dei danni ambientali e sanitari. Se si fa fede alle cifre fornite  da uno studio condotto da Ecba Project, società di consulenza specializzata proprio nell’analisi costi-benefici di progetti e politiche di investimento, le esternalità ambientali dell’economia italiana peserebbero ogni anno per circa 50 miliardi di euro.

Nel 2012, per la precisione, la stima di questi costi è stata indicata in questo studio in 48,3 miliardi di euro. Considerato che il Pil nazionale è stato pari durante quell’anno a 1.566 miliardi di euro ai prezzi correnti, l’incidenza delle esternalità sul Prodotto Interno Lordo è risultata pari al 3,1%.

La principale innovazione di questa metodologia di analisi è data dalla costruzione di un insieme di indicatori individuato con un approccio finalizzato a fornire dati sistematici integrando le tre dimensioni principali dello sviluppo sostenibile: quella ambientale, sociale ed economico-finanziaria. In questo modo – ha osservato Andrea Molocchi, partner di Ecba Project e coautore dello studio  – “è possibile disporre di un indicatore che rapporta alla ricchezza creata da un’attività economica quella distrutta esternamente alla stessa attività e che esprime quindi anche l’efficienza di un’economia nella prevenzione dei danni ambientali”.

L’analisi rivolta alle cause di questi costi assegna ai principali inquinanti atmosferici la responsabilità più rilevante dei danni economici e sanitari che si producono sul territorio nazionale. In particolare, il fattore di emissione più impattante è risultato il particolato fine con 17,1 miliardi di euro di costi esterni (35% del totale) interamente ascrivibili ad effetti sanitari. Seguono l’anidride carbonica con 11,2 miliardi di euro ed un incidenza del 23% sui costi totali, e gli ossidi di azoto con 8,3 miliardi (17%).

Il comparto chiamato a sostenere il peso maggiore delle esternalità ambientali è quello delle famiglie. Nel 2012 vi ha partecipato con una spesa di ben 15,2 miliardi di euro, pari al 31% del totale. Seguono i settori dell’industria (27%), dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (23%) e dei servizi (19%).

 

[Mauwa Lauro]