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C’era una volta Desertec… Stampa E-mail
Opinioni
di Quintino Protopapa   
 
31 Gennaio 2014
 

Consorzio DesertecChe fine ha fatto il megaprogetto che si proponeva di sfruttare l’irraggiamento dell’Africa sahariana per far fronte con l’importazione di ingenti quantitativi di energia solare alla fame crescente di elettricità in Europa? Ufficialmente nessuno ne ha dichiarato la fine, ma la crisi è evidente. In questi ultimi anni, infatti, un po’ alla chetichella, alcuni tra i più grandi partner di questa iniziativa si sono sfilati dall’impresa, e altrettanto ha fatto nell’estate scorsa l’ “l’eminenza grigia” di questo progetto, la Desertec Foundation che raggruppa politici, scienziati ed economisti, lasciando così pressoché nudo e indebolito il consorzio industriale che aveva accarezzato l’idea di dar vita con “Desertec” ad uno dei più ambiziosi progetti energetici dell’intero Pianeta.

Quando il progetto prese forma, nel 2009, l’idea di investire somme enormi nelle regioni dell’Africa settentrionale nasceva dalla consapevolezza che proprio quelle vaste aree desertiche potessero essere utilizzate come riserve strategiche di energia rinnovabile per l’Unione Europea. Un’idea che aveva un fondamento perché è  nel deserto del Sahara che si cela il più grosso potenziale di energia solare del Pianeta, capace di soddisfare da solo circa la metà dell’attuale fabbisogno elettrico mondiale.

La realizzazione in quei luoghi di impianti a concentrazione solare di grossa taglia, integrati in un sistema che prevedeva il contributo di altre fonti rinnovabili (fotovoltaico ed eolico) e la costruzione di reti di nuova generazione per la trasmissione a lunga distanza dell’elettricità prodotta, era un progetto  che puntava a due risultati ambiziosi:  soddisfare  con  produzione da fonti pulite la domanda di elettricità in rapida crescita delle popolazioni locali e destinare una quota importante di questa generazione (non meno del 15%) al continente europeo. Il tutto entro l’orizzonte temporale del 2050, anno cruciale per il raggiungimento degli obiettivi che l’Unione Europea si è data per la decarbonizzazione del sistema energetico.

Il consorzio industriale (Desertec Industrial Intiative) a cui si diede vita per condurre a buon fine quest’impresa faraonica raccolse il meglio dell’industria energetica europea: 21 soci con alle spalle un’altra trentina di imprese in qualità di “partner associati”. E con una partecipazione importante anche del nostro Paese che, per la sua collocazione strategica nel cuore del Mediterraneo, avrebbe avuto molto da guadagnare da questa prospettiva. Colossi come Enel Green Power e Terna non si lasciarono sfuggire l’occasione e aderirono in qualità di soci al consorzio industriale.

Ma quello che sembrava l’inizio di un’avventura esaltante si rivelò un cammino accidentato anche sotto i colpi di una crisi economica internazionale di cui non si avevano ben chiare all’epoca la durata e la profondità. Dovere investire così tanto per ottenere ritorni a lunghissimo termine, in una situazione, peraltro, di difficili condizioni politiche che gli sviluppi della Primavera Araba non stavano contribuendo a rasserenare,  cominciò un po’ per volta ad apparire una scommessa industriale azzardata.

Proprio nel 2012, che nella pianificazione del progetto era stato assunto come l’anno cruciale per l’avvio di Desertec, cominciarono le defezioni di gruppi importanti, come Bosch e Siemens, e in quello stesso anno una Spagna stremata dalla crisi economica e finanziaria rinviò la firma dell’accordo riguardante l’importazione dell’elettricità dalla prima centrale termodinamica operativa del progetto, localizzata in Marocco. A seguire vi sono stati il taglio deciso dall’Unione Europea delle risorse destinate alle infrastrutture europee e il ruolo esterno e indipendente che si è ritagliato la Fondazione Desertec con motivazioni che hanno rivelato l’insorgenza di contrasti insanabili sulla conduzione e sul futuro del progetto.

Quel che è oggi è rimasto del consorzio industriale non intende, tuttavia, mollare la presa, convinto com’è del valore strategico dello sfruttamento delle fonti rinnovabili nelle regioni nordafricane. Ma è evidente che, a questo punto, dovrà ragionare sulle forze rimaste in campo, ridimensionare l’intera cornice dell’iniziativa e puntare esplicitamente  su progetti locali e decentrati. L’idea iniziale di Desertec  ne uscirà necessariamente stravolta e l’Europa dovrà rinunciare al proposito di ricavare dalle regioni nordafricane una quota importante dell’energia pulita che le occorrerà in futuro. Ma si salverà se non altro l’obiettivo  di sostenere lo sforzo che i Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo dovranno intraprendere per uscire anch’essi dalla dipendenza soffocante dei combustibili fossili.

 

I commenti dei visitatori

Gianluca:
ARTICOLO MENZOGNERO.
Come tu...

Ass. Intercomunale Lucania:
Il solare termodinamico, molto spes...
Valter:
Entro il 2020, come è riportato ne...
 


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