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Il trilemma energetico: la sfida globale su come conciliare energia, ambiente e sviluppo. Possibilmente in modo sostenibile Stampa E-mail
Consumi energetici
di David Marinelli   
 
21 Ottobre 2013
 

Il trilemma energetico: è probabilmente questa la sfida da vincere nell’attuale situazione politica ed energetica internazionale. Un problema che è stato evidenziato con forza nel corso del XXII World Energy Congress, tenutosi a Daegu in Corea questa settimana. In campo, ci sono tre aspetti fondamentali, che dovranno obbligatoriamente essere conciliati tra di loro nel prossimo futuro: la sicurezza degli approvvigionamenti, la tutela ambientale e l’accesso all’energia.

Si tratta di tre aspetti basilari per tutti, indipendentemente dal livello di sviluppo industriale raggiunto, ma che si coniugano in modo diverso da Paese a Paese e che, in ogni caso, fanno da sfondo a qualsiasi tentativo di sviluppo sostenibile. Quello che però è certo è che, qualunque politica si intenda adottare, non si può sperare di poter operare cambiamenti significativi da soli: è inevitabile adottare strategie comuni.

I tre fattori elencati sono tutti obiettivi di per sé importanti, e la dimensione reale di questo triangolo si conforma in modo diverso in ogni Paese. Per trovare una soluzione condivisibile, oltre agli obiettivi globali occorre considerare anche gli obiettivi regionali.

Per esempio, la crescente domanda di energia da parte dei Paesi emergenti asiatici sta ipotecando seriamente la sicurezza degli approvvigionamenti da parte dei Paesi occidentali, i quali restano indecisi sulla questione degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo per fare in modo che possano dotarsi di nuovi impianti meno inquinanti e più efficienti. In particolare gli Stati Uniti e diversi Paesi europei sostengono che una politica di sussidi avrebbe delle ripercussioni negative sul mercato, e si spingono ad affermare che alti costi dell’energia sarebbero uno stimolo per i Paesi in via di sviluppo a concentrare i propri sforzi finanziari sugli impianti più moderni e più efficienti.

Parere non condiviso da quasi tutti i Paesi in questione. Come afferma il Ministro indiano per gli Affari Esteri, Yashwant Sinha, «non è possibile dipingere tutti i Paesi con la stessa tinta», ogni Paese ha infatti condizioni diverse al proprio interno. Dello stesso parere anche il Ministro per l’Elettricità dell’Arabia Saudita, Alawaji Saleh, secondo il quale i nuovi impianti a basse emissioni sono ancora al di fuori della portata dei Paesi in via di sviluppo, in termini di costi, e non tutti i governi hanno le stesse possibilità di spesa.

La spinta più forte nella domanda pressante di energia proviene dai Paesi emergenti, in particolare dai due più popolosi - Cina e India – che insieme totalizzano 2,5 miliardi di persone. Ma ci sono vastissime aree del pianeta dove i consumi di energia sono estremamente bassi, e quelli di elettricità quasi inesistenti: nell’Africa subsahariana (tutta la parte centrale, esclusi i Paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo e il Sudafrica) vivono circa 720 milioni di persone che hanno consumi elettrici praticamente equivalenti a quelli delle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, dove vivono 14 milioni di italiani.

Giustamente il Ministro per l’Energia dell’Uruguay, Ramon Mendez, ammonisce l’Occidente di pensare anche agli 1,5 miliardi di persone che dal Medioevo hanno mantenuto lo stesso livello di consumi energetici. E da ultimo la Russia, attraverso il Ministro per l’Energia Novak, ricorda ciò che in molti pensano a proposito del trilemma energetico: il vero obiettivo primario è la sicurezza energetica, seriamente minacciata dall’ingresso massiccio di nuove potenze emergenti. E senza di essa, gli altri due obiettivi rimarranno irraggiungibili.

 

[David Marinelli]

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ARTICOLO MENZOGNERO.
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Il solare termodinamico, molto spes...
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Entro il 2020, come è riportato ne...
 


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