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Acque italiane: di male in peggio. Cresce la concentrazione dei pesticidi presenti nei corpi idrici e aumenta la loro varietà Stampa E-mail
Acque interne
 
09 Aprile 2013
 

dossier Ispra

Resta critico lo stato di salute delle acque italiane superficiali e sotterranee e i fenomeni di contaminazione si stanno anzi aggravando nel tempo. Lo dice il nuovo rapporto nazionale sulle acque italiane che l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra) ha elaborato  sulla base delle informazioni fornite  dalle Regioni e dalle Agenzie regionali e provinciali dell'ambiente.

L’analisi dei dati evidenzia che nel biennio 2009-2010 sono stati rinvenuti
residui nel 55,1% dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipologie di sostanze chimiche inquinanti, contro le 118 individuate nella precedente indagine dell’Ispra, relativa al biennio 2007-2008.

Nella maggior parte dei casi  - si legge nel rapporto - si tratta di "
residui di prodotti fitosanitari usati in agricoltura - solo in questo campo si utilizzano circa 350 sostanze diverse per un quantitativo superiore a 140.000 tonnellate - ma anche di biocidi (pesticidi per uso non agricolo) impiegati in vari campi di attività”. Inoltre, “anche se spesso basse, le concentrazioni indicano a livello complessivo una diffusione molto ampia della contaminazione”.

La mappa geografica della contaminazione idrica conferma che
l’area più critica è la pianura padano-veneta. Ciò è dovuto – si spiega – sia alle sue caratteristiche idrogeologiche, sia all’intenso utilizzo agricolo del suolo, sia, infine, alla circostanza che sono proprio le indagini effettuate a livello regionale nell’Italia settentrionale quelle più complete e rappresentative. Tuttavia, anche nel Centro e nel Sud del paese, i miglioramenti intervenuti nelle operazioni di monitoraggio stanno facendo emergere una contaminazione significativa.

Nel 34,4% dei punti delle acque superficiali e nel 12,3% dei punti di quelle sotterranee i livelli misurati risultano
superiori ai limiti delle acque potabili. Tali concentrazioni, inoltre, sono state confrontate anche con i limiti di qualità ambientale, recentemente introdotti, basati sulla tossicità delle sostanze per gli organismi acquatici. In questo caso – si afferma nel rapporto “il 13,2% dei punti delle acque superficiali e il 7,9% di quelli delle acque sotterranee hanno evidenziato  concentrazioni superiori al limite”.

Per saperne di più:

Il rapporto dell'Ispra

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I commenti dei visitatori

Gianluca:
ARTICOLO MENZOGNERO.
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Il solare termodinamico, molto spes...
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Entro il 2020, come è riportato ne...
 


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