Zone umide: nuova mappa mondiale delle aree naturali

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| Categoria: Ambiente

Le zone umide costituiscono un ecosistema tra i più minacciati al mondo.
Storicamente viste con diffidenza o aperta ostilità (perchè zone malariche e malsane, oltre che in competizione con l’agricoltura), dovunque possibile sono state oggetto di più o meno vasti interventi di bonifica. Di conseguenza hanno subito drastici ridimensionamenti in gran parte del mondo, oggi in ulteriore accelerazione a causa dei cambiamenti climatici e dei conseguenti fenomeni di desertificazione.

In realtà le zone umide sono ambienti di enorme interesse naturalistico. Dal punto di vista ecologico si tratta anzi degli ecosistemi più produttivi sulla Terra: svolgono un fondamentale ruolo per il mantenimento della biodiversità, ma anche per l’equilibrio idraulico del territorio.

Per questo motivo da alcuni decenni si è iniziato a ragionare in termini di conservazione e di tutela di questi particolari ambienti naturali. In particolare nel 1971 un ristretto gruppo di Paesi e Istituzioni internazionali ha dato vita al trattato di Ramsar per la tutela delle zone umide e della loro biodiversità. Il numero iniziale di Paesi (48) è poi gradualmente cresciuto fino ai 159 attuali, che sono impegnati a tutelare 1.889 siti umidi per un totale di oltre 1,85 milioni di km2.

Si tratta di una superficie pari a circa 6 volte l’Italia, relativa solo alle zone umide considerate di maggiore interesse. Esistono cioè ovviamente molte e più vaste zone umide oltre quelle ufficialmente tutelate dalle convenzione di Ramsar, ma nel complesso è evidente che le aree protette sono relativamente poche e che tutte sono ancora a rischio di trasformazione e distruzione.

 

Conoscenza e tutela delle zone umide

 

Per quanto possa sembrare strano, uno dei problemi maggiori per la tutela delle zone umide è la scarsa conoscenza (localizzazione, estensione, caratteristiche ecologiche eccetera), dovuta anche al fatto che si tratta di ambienti con caratteristiche molto diverse da zona a zona, sono suscettibili di modifiche stagionali e annuali e presentano varie difficoltà per il lavoro sul campo.

È quindi di notevole rilievo il lavoro svolto da una equipe di scienziati cinesi presso lo State Key Laboratory of Remote Sensing Science,  dell’Università di Pechino, che ha l’obiettivo di realizzare nuovi e migliori modelli per individuare la presenza delle zone umide a livello globale.

Il gruppo di studio ha realizzato un nuovo modello che incorpora dati idrologici, climatici e topografici per mappare con elevato dettaglio la variazione della profondità media dell’acqua di falda su tutte le aree continentali, con l’unica eccezione dell’Antartide.

I risultati indicano che la superficie delle zone umide sul pianeta è di oltre 33 milioni di km2.

Questa cifra va intesa come il limite superiore delle zone umide naturali (quindi esclusi i bacini idrici e le aree artificiali) potenzialmente disponibili sul pianeta. Che è cosa diversa dalle zone effettivamente umide. Dalla cartina sotto, per esempio, si può notare che quasi tutta la Val Padana e i Paesi Bassi sono considerati zone umide, come sicuramente sarebbero se mare, fiumi e terre non fossero controllati e manutenuti.
In ogni caso il lavoro degli scienziati cinesi (pubblicato sulla rivista Science China Earth Sciences) offre risultati molto significativi. E non tanto perché il modello sviluppato individua una superficie di zone umide naturali molto superiore a ogni precedente stima, ma soprattutto perché si è dimostrato più preciso e affidabile dei pochi altri modelli realizzati con gli stessi obiettivi.

Le verifiche sono state effettuate con analisi dettagliate di telerilevamento su varie zone campione, dimostrando che le valutazioni del modello sono esatte all’83,7%. Il che giustifica la sua adozione per usi di studio, ma anche di tutela e gestione delle zone umide.

[Davide Marinelli]

zone umide

Mappa di idoneità delle zone umide a livello globale. La mappa è stata elaborata dal nuovo modello realizzato dagli scienziati cinesi presso il Center for Earth System Science dell’Università di Pechino

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