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Usa, repubblicani in imbarazzo sul clima

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| Categoria: Opinioni

Sul riscaldamento globale i repubblicani americani iniziano a dimostrare un certo imbarazzo: il nuovo slogan è «Non sono uno scienziato». Come dire: «Non me ne intendo, chiedete agli esperti».

Il sito thehill.com, specializzato in questioni di politica interna a livello federale, riporta una rassegna di dichiarazioni di esponenti repubblicani, tutte sullo stesso tono. «Quello che ho detto più volte è che non sono uno scienziato», ha affermato il senatore Mitch McConnell. Gli ha fatto eco il deputato John Boehner: «Non sono qualificato per discutere la scienza sui cambiamenti climatici». Più articolato il commento del governatore della Louisiana Bobby Jindal: «Lascerei agli scienziati la parola sull’impatto umano sul riscaldamento globale, sul suo significato e sulle sue conseguenze». Fino alla disarmante semplicità della senatrice Joni Ernst: «Non conosco la scienza alla base dei cambiamenti climatici».

Finora, i repubblicani erano stati in buona parte sul fronte del negazionismo in materia di clima: hanno contrastato a lungo le iniziative del presidente Barack Obama per arginare il riscaldamento globale, adducendo disaccordi all’interno della comunità scientifica. Una posizione dettata in buona parte dagli interessi economici dei grandi industriali (fra cui i petrolieri), uno dei blocchi sociali tradizionalmente sostenitori dei repubblicani.

La novità non sta nell’ammissione dell’ignoranza: è normale che un politico non può essere esperto di ogni questione, soprattutto in ambito scientifico, e deve affidarsi a esperti di fiducia. La novità sta nel tentativo di districarsi da una situazione spinosa: da un lato diventa sempre più difficile negare l’evidenza, cioè il sostegno compatto della comunità scientifica all’ipotesi della forte responsabilità umana sui cambiamenti climatici; dall’altro lato, i repubblicani non sembrano disposti a sconfessare le loro politiche recenti (e deludere i loro potenti elettori). Continuando con il negazionismo a oltranza rischierebbero di perdere credibilità e di aumentare oltretutto la visibilità della questione; riconoscendo l’esistenza del riscaldamento globale dovrebbero però impegnarsi a cercare una soluzione. Da qui la fase di “agnosticismo”.

Secondo gli osservatori, però, una posizione così ambigua può andare bene solo sul breve termine: Tony Leiserowitz, direttore del progetto di comunicazione sui cambiamenti climatici dell’Università di Yale, è convinto che sul lungo periodo i repubblicani dovranno scegliere una linea politica precisa, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2016.

Paolo Gangemi

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