Shale gas: in Algeria, il governo tira dritto sui progetti di estrazione

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| Categoria: Energia

Il governo di Algeri spinge l’acceleratore sullo sfruttamento degli idrocarburi non convenzionali contenuti negli scisti, ovvero nelle formazioni argillose del sottosuolo (cosiddetti shale oil shale gas). Una decisione importante, che tuttavia suscita più di una perplessità, sia nei media, sia nell’opinione pubblica.

La decisione del governo di fine maggio si inserisce nel quadro di precedenti accordi siglati con la Francia per la fratturazione idraulica del sottosuolo algerino, che invece è vietata nel territorio francese.

Proprio questo ha spinto vari media del Paese nordafricano a denunciare il fatto che la Francia consideri l’Algeria un “terreno di sperimentazione” per le sue aziende. Gli esperti comunque si affrettano a sottolineare che l’estrazione dei gas di scisto non è un’attività che si realizzerà in tempi brevi.

Tra i dubbi sollevati da parte algerina spicca anzitutto quello sulla convenienza dell’operazione: è vero che i gas di scisto rappresentano una notevole opportunità per supplire alla crescente domanda interna, ma, come sottolinea il quotidiano algerino El Watan, i costi per le tecnologie e i macchinari necessari per l’estrazione, trasporto e distribuzione del gas restano ancora alti per le finanze algerine. Per non parlare della quantità di pozzi necessari per mantenere un livello di produzione allo stesso tempo conveniente dal punto di vista economico e sostenibile dal punto di vista ambientale.

Il fatto che l’Algeria detenga la terza riserva di gas non convenzionale più grande al mondo non è sufficiente a garantire da solo la sostenibilità dell’intero progetto, come è invece accaduto negli Usa. Oltre i prevedibili problemi sollevati a proposito dei rischi ambientali, per i quali gli ecologisti algerini hanno lanciato varie campagne sui social media – Twitter in primo luogo – chiedendo anche una moratoria internazionale contro il fracking (la fratturazione idraulica necessaria per l’estrazione dello shale gas), bisogna considerare che il paragone con gli Stati Uniti è praticamente impossibile.

Infatti, la rivoluzione statunitense dello shale è stata preparata da oltre vent’anni di massicci investimenti, studi di settore e messa in campo di tecnologie e mezzi (incluso personale tecnico) che pochi Paesi al mondo possono permettersi, mentre l’Algeria, non disponendo della tecnologia necessaria, né del personale tecnico, sarebbe probabilmente costretta a fare ricorso ad aziende estere per la fratturazione idraulica.

Il governo algerino è comunque più che mai deciso ad accelerare su questa via: non solo per i gas di scisto, ma anche per lo shale oil, la cui estrazione è meno costosa rispetto al gas. Secondo Sonatrach, l’agenzia pubblica algerina per l’energia, le riserve di idrocarburi non convenzionali recuperabili in Algeria  sono quantificabili tra i 25.000 e i 140.000 miliardi di metri cubi per il gas (equivalenti a circa 165 – 900 miliardi di barili di olio) e circa 250 miliardi di barili per l’olio. Cifre enormi che, secondo il governo, permetterebbero diammortizzare in tempi ragionevoli gli ingenti investimenti necessari.

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