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Per colpa del clima avremo meno grano

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| Categoria: Clima

Negli anni a venire la produzione di grano potrebbe ridursi del 6% per ogni grado di aumento della temperatura terrestre.

A questa conclusione è arrivato uno studio recente della Kansas State University secondo il quale nei prossimi decenni la produzione di grano potrebbe essere seriamente ridotta – se non si prenderanno misure adeguate – a causa degli eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici.

Vara Prasad – direttore dell’ Innovation Lab della Kansas State University –  ha stimato che su un raccolto di annuale di 700 milioni di tonnellate di grano  (il quantitativo di grano prodotto nel 2013) a causa degli eventi climatici estremi si potrebbe arrivare a perdere fino a 42 milioni di tonnellate.

Il che è particolarmente preoccupante considerato che nei prossimi 30 anni il fabbisogno di cibo nel pianeta, invece, crescerà notevolmente per poter soddisfare i bisogni alimentari della accresciuta popolazione mondiale.

Lo studio – che è stato pubblicato sulla rivista Nature Climate Change – è arrivato a questi risultati utilizzando modelli sperimentali che hanno esaminato gli effetti degli eventi climatici estremi sulle coltivazioni di grano  in diverse aree geografiche con differenti temperature medie e inserendo come variabili differenti date di semina e altri fattori legati alle coltivazioni.

Ne è emerso che ciò che più danneggia le piante sono proprio le temperature estreme: il  troppo caldo e il troppo freddo. Per questo fermarsi solo ad analizzare gli effetti dell’incremento delle temperature medie non è  sufficiente. Le piante – infatti –  sono in grado di adattarsi ai cambiamenti della temperatura nell’ambiente dove vivono se hanno tempo per farlo, mentre un’ondata di calore o un freddo troppo intenso non dà loro questa possibilità e – semplicemente –  le fa morire.

Inoltre, i ricercatori hanno verificato che gli sbalzi di temperatura intensi hanno effetti anche sul ciclo di maturazione delle piante, riducendone la produttività.

Per ridurre questi effetti i ricercatori – oltre a selezionare le piante  più resistenti agli sbalzi termici – stanno  cercando di individuare con precisione nelle diverse aree geografiche le date ottimali per la semina in modo da evitare per quanto possibile di incorrere negli eventi climatici più estremi.

 

[Gian Maria Volpicelli]

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