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Negazionisti del clima sempre più screditati

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| Categoria: Opinioni

Appaiono sempre più screditate le teorie dei negazionisti del clima, che tendono a negare i cambiamenti climatici in atto, o a negarne la causa antropica. Fra il 1991 e il 2012 sono stati pubblicati 13.950 articoli su riviste scientifiche con le parole chiave “riscaldamento globale” e “cambiamenti climatici”. Quelli che negano i cambiamenti climatici o li attribuiscono a cause naturali sono in tutto 24.

Ma ora anche quei pochi articoli sono sotto accusa. Uno dei principali studiosi negazionisti, Willie Soon (nella foto), è nei guai: nelle sue pubblicazioni ha dichiarato l’assenza di conflitti di interesse, ma secondo alcuni documenti pubblicati dal Guardian avrebbe mentito. Soon in realtà avrebbe ricevuto 1,25 milioni di dollari (1,1 milioni di euro) da società petrolifere (Exxon Mobil, Southern Company), dall’American Petroleum Institute (API) e da una fondazione gestita dai fratelli Koch (ricchissimi sostenitori dei grandi gruppi industriali).

L’accusa è talmente grave che lo Harvard-Smithsonian Centre for Astrophysics, il centro per cui lavora Soon, ha chiesto all’Inspector General, ente di controllo indipendente, di investigare e chiarire se Soon ha violato le norme in materia di conflitto di interessi: «Lo Smithsonian è molto preoccupato per le accuse al dottor Willie Soon in merito alla mancata dichiarazione delle fonti di finanziamento per la sua ricerca sui cambiamenti climatici». Il New York Times ha fatto i conti: «In almeno 11 articoli pubblicati a partire dal 2008, Soon ha omesso di dichiarare i finanziamenti, e in almeno 8 di questi casi pare che abbia violato il codice etico delle riviste su cui ha pubblicato i suoi lavori».

Per fare chiarezza: ricevere fondi da privati non è illegale, purché sia tutto dichiarato. Invece aver tentato di nasconderli è un motivo sufficiente per compromettere la reputazione di uno scienziato (oltre che una valida ragione per dubitare della validità delle sue ricerche).

A scanso di equivoci, lo Smithsonian ha anche dichiarato con un comunicato di non condividere i risultati negazionisti di Soon: «L’evidenza scientifica ha dimostrato che il clima globale si sta scaldando, come conseguenza dell’aumento dei gas serra immessi in atmosfera dalle attività umane».

I negazionisti nascosti nelle redazioni

La figura di Soon in effetti non è nuova quanto a dubbi sulla validità della ricerca scientifica. Ne ha parlato in modo esauriente, fra gli altri, il sito DeSmogBlog, nato proprio per garantire l’informazione più qualificata e accurata sulle campagne di disinformazione in materia di clima. Un post di John Mashey, che ha indagato sulle pubblicazioni della rivista Climate Research, punta il dito contro uno degli editor della rivista, Chris de Freitas, che avrebbe favorito la pubblicazione di articoli da parte di una “cricca” di studiosi negazionisti (fra i quali appunto anche Soon).

Fino al 1996, Climate Research non aveva pubblicato nessun articolo di studiosi negazionisti; nel 1997 arriva de Freitas e, in 7 anni, ne accetta 14, molti dei quali, secondo Mashey, «non avrebbero superato un processo di peer review onesto e rigoroso in qualsiasi altra rivista credibile». L’apice si tocca nel 2003, quando un articolo di Willie Soon e Sallie Baliunas, accettato da de Freitas, si rivela talmente inadeguato da spingere alle dimissioni altri sei editor di Climate Research oltre allo stesso direttore responsabile, Hans von Storch. De Freitas è rimasto al suo posto, ma da quel momento non ha più accettato articoli negazionisti. Gli studiosi che appoggiava ne hanno pubblicato qualcun altro, poi basta.

Da tempo l’articolo di Soon e Baliunas del 2003 è considerato uno dei prototipi delle debacle scientifiche: ora il secondo scandalo nella carriera di Soon potrebbe minare definitivamente la credibilità non solo sua, ma di tutti gli studiosi negazionisti.

Paolo Gangemi

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