Allarme sul riscaldamento climatico dall’Onu. La Cina risponde

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| Categoria: Ambiente

Ennesimo allarme sul riscaldamento climatico dal summit organizzato dall’Onu la scorsa settimana a New York. Se si continua a non far nulla la situazione potrebbe diventare irreversibile per tutti ed è quindi un dovere di tutti intervenire al più presto e in modo efficace. Anche della Cina, che ha emissioni pro-capite molto inferiori a quelle dei cittadini dei Paesi industrializzati, ma resta pur sempre – e di gran lunga – il Paese con le maggiori emissioni di CO2 al mondo.

Per combattere le critiche e al contempo mirare ad un rapido sviluppo, la Cina sta effettuando forti investimenti per potenziare le fonti rinnovabili e ridurre le emissioni inquinanti.  Per esempio, solo nel primo semestre del 2014 ha installato più di 3.000 MW solari, ha dato una forte accelerazione sullo sviluppo di progetti eolici offshore e ha investito miliardi di yuan per togliere dalle strade le autovetture più inquinanti e sostituirle con auto elettriche e ibride.

Nel mese di luglio il Governo ha annunciato un nuovo piano per lo sviluppo energetico, nel quale è stato dato spazio ad una tecnologia finora molto marginale nel Paese: l’energia geotermica. La Cina non è sola su questa strada: molti altri Paesi, tra cui Stati Uniti e Germania, stanno cercando di sviluppare fonti rinnovabili con produzione costante e programmabile, in modo da contribuire a stabilizzare le loro reti. Da questo punto di vista l’energia geotermica costituisce una risposta valida al problema dell’inquinamento e delle emissioni.

Ad oggi, la Cina ha soli 25 MW di capacità geotermica installata. Tuttavia diverse regioni, come il Tibet e Yunnan, hanno grandi potenzialità e secondo i geologi, la terra lungo l’Himalaya, che si estende attraverso il Tibet fino al Nepal, detiene il maggior potenziale per la costruzione di nuovi impianti.

Pur essendo terre molto ricche,  la maggior parte delle risorse più favorevoli, cioè a temperatura maggiore, si trova esattamente nella zona di collisione fra le placche continentali  o in zone vulcaniche, rendendo così la foratura per gli impianti geotermici  molto difficile e costosa..

Tuttavia molti di questi ostacoli stanno per essere superati grazie all’avvento dinuove tecnologie quali, per esempio, come le EGS (Enhanced Geothermal Systems), ovvero dei sistemi geotermici avanzati che sfruttano bacini idrotermali anche a bassa temperatura addirittura il calore di particolari rocce secche in profondità. Grazie al sostegno del governo inoltre molte aziende del settore stanno effettuando investimenti notevoli in ricerca e sviluppo, con previsioni di favorevoli risultati industriali entro il prossimo decennio.

Secondo il governo di Pechino anche l’energia Geotermica è quindi  una risposta vitale e soprattutto necessaria, al fine di ridurre le emissioni di carbonio in un’ottica di sviluppo nazionale, anche in quelle zone più povere e in quelle zone ancora isolate.

[Gian Maria Volpicelli]

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