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L’energia nel bacino del Mediterraneo: parole e fatti

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| Categoria: Opinioni

Sembrerebbe che l’Africa e il Mediterraneo vadano di moda per il settore dell’energia.  La prossima settimana si terrà a Roma, presso il Ministero degli esteri, addirittura una “alta conferenza”  internazionale sulla necessità di (questo è il titolo) Costruire un ponte energetico euro-mediterraneo: l’importanza strategica delle infrastrutture Euromed gas ed elettriche nel contesto della sicurezza energetica.
Da parte sua, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ha recentemente presentato forse il più ampio rapporto mai realizzato sull’argomento, con cifre che sottolineano in modo drammatico la povertà di energia di oltre 600 milioni di persone.

Nello stesso tempo, però, quelle stesse cifre evidenziano – come scrive il Sole 24 ore in occasione della presentazione del rapporto Iea – grandi opportunità per le mature e un po’ asfittiche economie del vecchio continente, che  possono cogliere due risultati insieme: assecondare un giusto sviluppo di quelle zone, frenando i flussi migratori alimentati dalla disperazione, e garantirci un nuovo consistente bacino di affari.

Tutto giusto. Come del resto la stessa Ue dichiara di esser consapevole. A parole.
Nei fatti le politiche energetiche europee sono fortemente sbilanciate a Nord e a Est, trascurando troppo spesso l’area strategica che l’Europa condivide con il nord Africa, cioè l’intero bacino del Mediterraneo.

Intendiamoci: nessuno minimizza l’importanza della Russia e dell’area del mar Caspio o il ruolo strategico della Norvegia per l’energia europea, né le esigenze di approvvigionamento e di razionalizzazione dei Paesi del centro e nord Europa. Però le due figure sotto possono aiutare a dare un’idea di quanto le attività e le intenzioni energetiche della Ue siano sbilanciate a nord-est: riproducono i “progetti infrastrutturali prioritari chiave” per i quali lo scorso 29 ottobre la Ue ha stanziato 647 milioni di euro. Si tratta prevalentemente di studi di fattibilità: cioè non cosa facciamo oggi, ma cosa pensiamo di fare domani. In merito l’area del Mediterraneo brilla per la totale mancanza di attività costruttive che possano anche solo lontanamente infastidire chi voglia veleggiare sereno, godendosi il sole e il mare. L’unica attività ipotizzata è quella per lo studio della auspicata interconnessione elettrica di Israele con l’Europa, via Cipro.

 

Mediterraneo e complementarietà energetica

 

È del tutto evidente che i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono in una posizione di complementarietà energetica: da un lato (a sud ed a est del bacino) la disponibilità di materie prime, un grande bacino  di potenziali consumatori e mercati energetici nazionali non ancora liberalizzati; dall’altro (l’UE) un consolidato sistema industriale, con un assetto regolatorio e normativo stabile ed un avanzato livello delle tecnologie, ma ancora fortemente dipendente dall’estero per le fonti di produzione.

L’Italia dovrebbe essere particolarmente interessata, perché ha una collocazione geografica da hub naturale fra Europa continentale e Mediterraneo, con accesso privilegiato al Nord Africa e al Medio Oriente, regioni fondamentali dal punto di vista energetico. Per tale motivo – in un’ottica di cooperazione allo sviluppo, ma anche di sicurezza sia energetica, sia sociale – andrebbero ulteriormente favoriti i collegamenti tra queste aree. Ma con concreta urgenza, non in linea teorica, come viene già abbondantemente fatto.

L’Unione Europea ribadisce questa esigenza da molti anni, sono state costituite associazioni, osservatori e tavoli di discussione, nelle prossime settimane – anche su iniziativa del semestre di presidenza italiana della Ue – è un fiorire di conferenze internazionali sull’argomento, a cominciare dal citato incontro del 19 novembre a Roma.
Quando però si passa dalle parole ai fatti, la situazione è, appunto, quella descritta nelle figure qui sotto.
Si tenga presente che le figure sono genericamente indicative dei “progetti prioritari di comune interesse” e quindi comprendono molti altri progetti che esulano dai 34 finanziati a fine ottobre. Per esempio, nei finanziamenti del 29 ottobre non ci sono il gasdotto Israele-Europa, e quello che va dall’Algeria alla Toscana (via Sardegna e Corsica) che sono invece riportati nella figura “gas”; né le interconnessione elettriche Sardegna-Corsica-Toscana e Italia-Montenegro che sono invece riportati nella figura “elettricità”. L’elenco preciso dei progetti finanziati, che penalizza l’area del Mediterraneo molto più di quanto non facciano vedere le figure, è consultabile qui.

[Silvia Cirillo]

Progetti prioritari Ue nel settore elettrico

PROGETTI PRIORITARI UE NEL SETTORE ELETTRICO.
La figura schematizza i progetti elettrici giudicati di prioritario interesse comune dalla CE. Di questi l’unico di interesse per il Mediterraneo che è presente tra quelli finanziati il 29 ottobre è lo studio di fattibilità per l’elettrodotto tra Israele e Grecia

 

Mediterraneo: progetti prioritari Ue settore gas

PROGETTI PRIORITARI UE NEL SETTORE DEL GAS.
La figura schematizza i progetti giudicati dalla CE di prioritario interesse comune nel settore gas. Nessuno di quelli presenti all’interno del bacino del Mediterraneo rientra tra quelli finanziati il 29 ottobre

 

 

 

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