cattura squalo

La zuppa di pinne non è più di moda: buone notizie per gli squali

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| Categoria: Ambiente

Benché non godano di alti indici di simpatia, gli squali sono animali importanti nel ciclo biologico marino. Ma sono in rapida diminuzione e molte specie rischiano l’estinzione.

A spiegare in parte la strage di squali la generica convinzione che siano sempre e comunque pericolosi predatori dell’uomo: quindi sono cacciati spietatamente ogni qual volta vengono avvistati e vengono uccisi se restano impigliati nelle reti dei pescatori.

A questo si aggiunge che, essendo la loro carne considerata in alcuni Paesi una vera e propria leccornia,  sono soggetti a pesca anche a scopi alimentari.

Un autorevole studio presentato nel gennaio 2014 “Extinction risk and conservation of the world’s sharks and rays” ha analizzato lo stato di salute delle 1.041 specie di condriti (squali, razze e chimere) stimando che circa il 25% sia a rischio di estinzione. Solo il 30% degli squali sono considerati in “buona salute”, ma per il rimanente 45% mancano dati che consentano di valutare correttamente se sono a rischio e in che misura. E alcune specie già si teme possano essersi estinte.

Tutelare gli squali non è facile.  Il livello di riproduzione non è alto: da due a dodici nuovi nati ogni 2-3 anni.
Al tempo stesso il numero di esemplari catturati negli anni scorsi è aumentato in modo impressionante con il boom economico di Cina, Corea e di altri Paesi del sud-est asiatico, che ha fatto ingigantire il numero di persone che possono permettersi una zuppa di pinne di pescecane.

Recentemente, però sembrano esserci buone notizie: una positiva e concreta sensibilizzazione sembra finalmente far breccia. Oltre 180 Paesi nel mondo – in pratica quasi tutti – hanno vietato la caccia alle specie di squalo più minacciate. Così come è ormai generalizzato il divieto di utilizzare la carne di squalo per scopi alimentari: circa 100 i Paesi ad aver adottato questa decisione in tutto il mondo.
In Cina – ad esempio – la zuppa di pinne è stata vietata in tutte le funzioni pubbliche, catene di ristoranti hanno deciso di vietarla, compagnie aeree si sono impegnate a non trasportare pinne surgelate.
Centinaia di migliaia di persone firmano ogni giorno petizioni contro l’uso degli squali nell’alimentazione.
Il risultato è che il consumo di pinne è drasticamente diminuito nonostante i prezzi siano scesi a livelli inimmaginabili solo due anni fa e negli ultimi anni il loro  commercio internazionale è sceso del 25%.

Tuttavia, avvertono molti esperti, è presto per abbassare la guardia.
In particolare perché ci sono dei Paesi che non collaborano con gli organismi internazionali per la tutela degli squali, nei quali la caccia è fortemente aumentata (ad esempio il Vietnam) e anche perché sembra che ovunque sia in aumento la pesca costiera non controllata. C’è quindi la concreta ipotesi che per alcune specie costiere (vedi gli squali martello) e di acqua dolce che vivono nelle foci dei fiumi, i rischi di estinzione stiano aumentando, senza che se ne percepisca l’accelerazione.

Resta dunque un dato di fatto inquietante: l’uomo sta continuando a uccidere questi antichi pesci più velocemente di quanto si riproducono. Quindi le buone notizie sono fondamentali e lasciano ben sperare, ma non bastano: occorre fare di più.

MariaPia Terrosi

Fonte: Yale Environment 360

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