Energia dal mare: le ragioni per cui interessa anche il Gruppo Enel

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| Categoria: Energia | Opinioni

Enel e Enea hanno firmato in questi giorni un protocollo d’intesa per studi e sperimentazioni su varie tecnologie innovative di generazione elettrica. Tra gli altri «un filone di ricerca specifico riguarderà l’ottimizzazione di soluzioni per produrre energia elettrica sfruttando il moto ondoso del mare».

Questo dell’energia marina è una specie di santo Graal su cui l’industria energetica da decenni sta cercando di mettere le mani.
Il motivo è ovvio: i mari e gli oceani sono una immensa riserva di energia letteralmente a portata di mano. Sull’ammontare di questa energia girano le cifre più disparate, in relazione a ipotesi tecnologiche altrettanto disparate. Una stima industriale realistica è quella dell’OES (Ocean Energy System, una iniziativa dell’IEA cui aderiscono 20 Paesi, tra cui dal 2008 anche l’Italia), secondo il quale «esistono le potenzialità per sviluppare entro il 2050 circa 337.000 MW di energia dal moto ondoso e dalle maree, e probabilmente una quantità equivalente di energia termica».

Nel frattempo, però, nessuno è ancora riuscito ad attingere a piene mani a questa rilevante riserva di energia, che non si lascia sfruttare in modo affidabile, né tantomeno a costi ragionevoli.
Si tratta di una vera e propria sfida che impegna una miriade di geni improvvisati, di start-up, di piccole e grandi industrie. Tutti impegnati a ideare, proporre e progettare centinaia di soluzioni, molte delle quali sono state provate e testate con montagne di soldi letteralmente buttati in mare, a parte una manciata di casi che hanno comunque prodotto scarsi risultati.

Per giunta i pochi successi sono tutti stati ottenuti nello sfruttamento delle maree. Sul fronte dell’energia delle onde non si registrano novità di rilievo, a parte quelle relative a imprese che chiudono i battenti o che comunque si dichiarano in crisi. Insomma, l’intero settore industriale dell’energia dal mare non se la sta passando molto bene, e il calo dei prezzi di petrolio e gas di sicuro non aiuta. Non a caso Bloomberg New Energy Finance nel suo ultimo rapporto sull’energia dal mare vede un orizzonte alquanto scuro per il prossimo quinquennio, con previsioni sull’installato mondiale al ribasso rispetto a quanto previsto negli anni passati.

 

Energia dal mare: tutto dipende dall’innovazione tecnologica

 

Come mai, dunque, Enel decide ora di impegnarsi anche nell’energia dal mare proprio mentre altri grandi gruppi si defilano? È il caso di Vattenfall per esempio, e anche di Siemens, che tra l’altro è impegnata in una delle poche tecnologie (SeaGen Technology) che ha alle spalle una storia di crescita, seppure lenta e faticosa.

Senza informazioni dirette che consentano una risposta attendibile, ci sono almeno due osservazioni al riguardo che ci sembrano pertinenti.
La prima riguarda l’innovazione tecnologica.

Enel ha iniziato a occuparsi concretamente all’energia dal mare dalla metà del 2013, con un accordo con 40 South Energy (società di origine italiana con sede a Londra) incentrato sullo sviluppo della macchina R115 per lo sfruttamento del moto ondoso.
«Terminata con successo la prima fase di sperimentazione del generatore marino», a inizio 2014 Enel Green Power ha iniziato una seconda fase di test. Non si conoscono i dettagli che portano a parlare di “successo”, tuttavia è probabile che effettivamente il prototipo R115 abbia fatto registrare performance in linea con le attese, visto che le due società «hanno rafforzato la loro partnership tecnologica al fine di sviluppare un nuovo generatore marino di potenza nominale pari a 2 MW seguendo le logiche di funzionamento e mantenendo le caratteristiche essenziali del modello attualmente in test».
A ciò va anche aggiunto che EGP sta manifestando un interesse diretto per l’energia dal mare in Cile (Paese dalle enormi potenzialità al riguardo, con circa 5.000 km di coste e un gran numero di fiordi con rilevanti dislivelli di marea), dove da alcuni mesi, in collaborazione con la francese DCNS, è impegnata nella realizzazione di MERIC (Marine Energy Research and Innovation Centre), che il Governo  di Santiago punta a far diventare un Centro internazionale di eccellenza per l’energia dal mare.

Ovviamente non è che l’impegno sia di per sé determinante. In fondo tutte le società che hanno poi fallito nello sviluppo di tecnologie marine erano partite convinte di avere il successo in tasca. Nel caso di Enel, però, la lunga tradizione di successi nell’individuazione e sviluppo di tecnologie innovative consente di avere qualche speranza aggiuntiva.

C’è però una seconda ragione che gioca a favore di Enel. Ed è la localizzazione geografica del Gruppo.

La società è ormai una grande multinazionale con attività operative in oltre 20 Paesi, mentre è alla ricerca di opportunità in circa altrettanti Paesi in Africa e Asia. A colpo d’occhio una cartina geografica che indichi tutte le aree geografiche dove Enel può essere interessata a produrre energia dal mare riporterebbe non solo l’intero Mediterraneo, ma soprattutto una linea infinita di coste oceaniche: tutte quelle delle due Americhe, molte dell’Africa e dell’Asia.

Con una simile cartina geografica davanti agli occhi, la scelta di Enel di puntare anche sull’energia dal mare diventa non tanto una scelta dettata dall’opportunità, ma piuttosto una scelta dettata – in prospettiva – dalla necessità.

[Valter Cirillo]

Articolo pubblicato il 23 marzo 2015 su Enerblog.it con il titolo Energia dal mare: nuovo impegno di ricerca per il Gruppo Enel

 

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