Le città del futuro: più piccole e compatte

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| Categoria: Sviluppo sostenibile

Le città del futuro devono smettere di crescere. Anzi devono dimagrire. La ricetta è di Hidetoshi Ohno, architetto giapponese autore di Fibercity.

«Non si tratta di un piano urbanistico – precisa  Hidetoshi Ohno:  Fibercity è uno studio. Ipotizza una città come un tessuto, un insieme di fibre, più compatta di come l’espansione urbana degli ultimi decenni l’ha dispersa. Una città che sa riutilizzare i suoi spazi, che porta il verde dove il cemento non serve più.»

Secondo Hidetoshi Ohno  – infatti – occorre rivedere il modello urbano che ha conformato le nostre città moderne:  la città diffusa ha eccessivi costi ambientali legati al trasporto privato,  al consumo di suolo, alla dispersione abitativa.

Tanto più che oggi molte città vedono ridursi il proprio numero di abitanti. Lipsia dagli anni 90 in poi ha perso circa 300 mila abitanti,  Detroit che nel 1950 aveva circa un milione e mezzo di abitanti, oggi è attestata alla metà. Roma ha oggi lo stesso numero di abitanti del 1971: il problema è che l’area urbanizzata si è notevolmente ampliata .

E’ sempre più frequente imbattersi in parti della città dismesse, in vuoti urbani da riqualificare, edifici da recuperare.

Le città sono condannate a svuotarsi e questo non può che riflettersi sulla loro struttura organizzativa e morfologica: l’intero organismo urbano deve rigenerarsi e riqualificarsi in modo da rispondere meglio alle modificate esigenze delle nuove città.

Ecco allora tessuti urbani più densi ma circondati da verde, con abitazioni distanti al massimo 800 metri dalla stazione metropolitana. Città in cui il trasporto pubblico e il verde costituiscono  la spina dorsale del modello .  Anche se aggiunge Ohno al trasporto pesante deve affiancarsi una struttura capillare e leggera, perché – aggiunge Ohno – una società democratica deve assicurare accessibilità a tutti e dovunque.

 

[Gian Maria Volpicelli]

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