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Biomasse: tutto italiano il record negativo della centrale del Mercure

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| Categoria: Energia | Opinioni

[di Valter Cirillo]  La prendiamo da lontano. Anzi, da molto lontano: dal Canada, dove è stata completata la conversione da carbone a biomasse della centrale di Atikokan (Ontario).
Costruita nel 1985 con una potenza di 230 MW, la centrale ha bruciato per l’ultima volta carbone nel settembre 2012, quando sono iniziati i lavori di conversione terminati questa estate, dopo 23 mesi. La nuova centrale ha iniziato nuovamente a generare elettricità lo scorso 10 settembre, giorno della sua seconda inaugurazione. Oggi è la più grande centrale termoelettrica interamente a biomasse dell’intero nord America.

La conversione a biomasse di centrali a carbone è sempre più frequente, con lo scopo di ridurre le emissioni inquinanti e quelle di CO2. La combustione di biomasse è infatti neutra dal punto di vista climatico (se il loro uso viene gestito in modo sostenibile!), poiché bruciando emettono in atmosfera la stessa quantità di CO2 che sarà poi nuovamente fissata dalla crescita delle nuove piante. Per questo motivo negli Usa sono moltissime le centrali a carbone che stanno progettando di adeguarsi alle nuove stringenti normative sulle emissioni sostituendo in parte il carbone con biomasse. Ma ci sono anche numerose centrali per le quali l’unica alternativa alla chiusura è la conversione completa, che è anche la soluzione più auspicata e accettata da popolazioni e autorità.

Non è però un fenomeno solo americano. È anzi diffuso un po’ ovunque, dal Giappone a diversi Paesi europei. In Gran Bretagna, per esempio, è stata annunciata la conversione a biomasse di almeno 4 centrali a carbone, mentre procedono i lavori nella grande centrale di Drax (3.960 MW a carbone nel Nord Yorkshire). In quest’ultimo caso, si tratta di convertire 3 dei 6 gruppi della centrale, per un totale di 1.980 MW a biomasse: la maggiore potenza elettrica al mondo di questo tipo installata su un singolo sito.

 

Biomasse al primo posto delle opere contestate in Italia

 

Le biomasse sono una fonte di energia rinnovabile e programmabile, due termini che le rendono molto appetibili nel panorama energetico attuale.

In Italia costituiscono già una realtà diffusa e consolidata: complessivamente nel 2012 hanno coperto il 4% della domanda totale lorda di energia, contribuendo così al bilancio energetico nazionale più di eolico e solare messi insieme. Peraltro in quel 4% non è considerata la quota dei rifiuti (che tecnicamente, dopo la lavorazione, sono equiparati alle biomasse e valgono lo 0,8% della bilancio energetico) e il legno raccolto e consumato direttamente in camini e stufe, che sfugge ad ogni controllo ma è comunque non irrilevante dal punto di vista energetico (mentre scriviamo il 2012 è ancora l’ultimo anno di cui si hanno dati ufficiali dettagliati).
È anche un contributo in crescita: solo per la generazione di elettricità il loro apporto è molto più che raddoppiato nel periodo 2007 – 2012: da 5,3 a 12,3 miliardi di kWh l’anno.

Ma si potrebbe fare molto più, sia dal punto di vista energetico, sia da quello industriale, ottimizzando lo sfruttamento della filiera invece di importare dall’estero tanto il legname vergine, quanto i derivati, come nel caso del pellet. Tanto più che l’Italia ha un patrimonio boschivo in buona salute e in crescita, e ci sono milioni di persone che chiedono un lavoro in zone collinari e montane.

Una cosa, però, non può essere negata: le biomasse sono al centro dell’attenzione degli italiani. Infatti sono al primo posto nella classifica delle attività contestate. E di molto.
Secondo l’Osservatorio Nimby Forum attualmente ci sono in 336 opere contestate sul nostro territorio, 293 delle quali riguardano impianti per la generazione di energia da fonti rinnovabili, di cui ben 111 a biomasse.

Il dato ha dell’incredibile, considerato che si tratta quasi sempre di impianti di modesta potenza, che le biomasse sono la fonte di energia a maggiore intensità di lavoro umano, che il loro impatto ambientale è realmente ridotto, e che gli italiani sono invece grandi amanti della calda e intima atmosfera dei caminetti, dei quali ignorano del tutto l’impatto ambientale e sanitario.

 

Il caso del Mercure: 12 anni e 24 pronunciamenti di Tar e Consiglio di Stato

 

Un caso davvero eccezionale (forse non proprio un record mondiale, ma quasi) di opposizione ad un progetto di conversione a biomasse in Italia è quello della centrale Enel del Mercure, situata nel comune di Laino Borgo (Cosenza), al confine con la Basilicata. Un caso che davvero vale mettere a confronto con i 23 mesi che sono stati necessari per convertire la centrale canadese di Atikokan.

Si tratta di una vecchia centrale della potenza di 150 MW che ha funzionato dal 1962 al 1997 prima a lignite e poi a olio combustibile.
Nel 2000 Enel ha iniziato l’iter di conversione a biomasse, con potenza ridotta a 35 MW e con l’impegno a utilizzare prevalentemente materia prima locale.
Gli occupati dovrebbero essere circa 50 direttamente nell’impianto e non meno di 300 nell’indotto per la produzione, lavorazione e trasporto della materia prima, in una zona dove per trovare un posto di lavoro la strada più efficace e più consigliata è quella di raccomandarsi allo Spirito Santo, che forse non a caso è il patrono di Laino. E al quale, peraltro, si rivolgono da anni anche gli agricoltori della zona, i quali non vedono l’ora che la centrale entri in esercizio e consenta di ricavare qualcosa dalla vendita di legna e ramaglie.

Per farla breve, nel 2002 la provincia di Cosenza ha dato l’autorizzazione e sono iniziati i lavori di conversione, che però sono stati quasi subito bloccati per l’opposizione e i ricorsi di un paio di comuni e di alcuni movimenti e comitati ambientalisti.

Oggi la centrale non è ancora in esercizio e nella tabella sotto ne potete vedere l’istruttivo iter. Per valutarlo nella giusta luce tenete presente che si sono pronunciati a favore della centrale:
— i Ministeri dell’ambiente e quello dello Sviluppo economico
— le 2 Regioni interessate
— 51 Comuni (di cui 30 dell’area del Pollino più direttamente interessata)
— l’Ente parco del Pollino
— tutte le principali organizzazioni sindacali.

Contrari sono 4-5 Comuni (in particolare quelli di Rotonda e Viggianello) oltre alle citate associazioni e comitati ambientalisti.

Tutti i dati sono nostre elaborazioni: per i ricorsi la fonte è il sito del Consiglio di Stato.

[Valter Cirillo]
l’articolo è pubblicato su autorizzazione di Enerblog.it, dove è stato pubblicato il 24 settembre

Biomasse iter burocratico Mercure

 

 

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