Biodiversità - Coltivazione di tulipani in Olanda

A proposito di biodiversità, agricoltura e figli

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| Categoria: Opinioni | Sviluppo sostenibile

La Fao stima che tra il 1900 e il 2000 sia andato perduto il 75% della diversità delle colture. La notizia è stata data nei giorni scorsi da numerosi giornali, che ne hanno sottolineato e a volte drammatizzato gli aspetti negativi.

Per i catastrofisti ad ogni costo precisiamo che “diversità delle colture” non vuol dire varietà diverse di tutte le piante, ma solo di quelle coltivate. E siccome è difficile pensare che sia gli agricoltori, sia i consumatori del XX secolo si siano tutti e contemporaneamente rincretiniti, è probabile che qualche ragione ci sia dietro questa immotivata e suicida scelta di eliminare le coltivazioni meno produttive e meno remunerative.

Biodiversità - Coltivazione di tulipani in Olanda
Nelle due foto sopra, coltivazioni di tulipani in Olanda.
Sotto, coltivazioni di cereali e legumi a Castelluccio di Norcia (Umbria)
Biodiversità: coltivazione di cereali e legumi in Umbria

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Biodiversità agricoltura: coltivazione di cereali e legumi in Umbria

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Agli ottimisti ricordiamo invece che per l’alimentazione umana sono state storicamente utilizzate circa 7.000 specie di piante, su circa 250.000 conosciute. Il che vuol dire che ci sono ottime probabilità di riuscire prima o poi a pizzicare la pianta che – in quanto a bontà – gli fa un baffo agli spinaci al burro o alla cicoria ripassata con aglio e peperoncino.

A pessimisti e ottimisti ci permettiamo di dire che la biodiversità ha molto poco a che vedere con le specie di piante scelte dall’uomo per la propria alimentazione. È una cosa che semmai (per restare nel solo ambito dell’agricoltura) riguarda i metodi di coltivazione e le quantità necessarie: due cose strettamente legate al numero di bocche da sfamare, da un lato, e alle abitudini di consumo dall’altro.

Detto in altri termini: la biodiversità è una cosa serissima, letteralmente vitale. Ma è stupefacente (nel senso che sa molto di presa in giro) che si facciano colte manfrine sulla biodiversità che si perde, senza mai, mai ricordare che la principale ragione risiede nel numero degli esseri umani, che continua a crescere di miliardi.
Negli anni ’70, quando la popolazione mondiale era intorno ai 3,5 miliardi – cioè esattamente la metà di oggi – il tema della riduzione delle nascite era all’ordine del giorno, e non solo nelle assemblee delle Nazioni unite. Oggi non se ne parla più: si parla invece di 1) necessità di fare più figli; 2) come ridurre i danni causati dai figli fatti, ovvero dal crescente numero di umani che chiede di consumare il doppio o il triplo di quanto già consuma.

Le foto allegate riproducono due metodi diversi di coltivazione. Le prime due sono relative a coltivazioni di fiori (Olanda), le altre due a fioriture naturali di coltivazioni varie (Umbria). Prevedono metodi di coltura diversi, ma per entrambi il risultato è bellissimo per gli occhi e affascinante per i turisti.
Secondo voi una delle due pratiche agricole è nettamente migliore dell’altra dal punto di vista della biodiversità?

[Valter Cirillo]

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