plastiche biogradabili

Anche la plastica biodegradabile contribuisce ad inquinare i mari

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| Categoria: Ambiente

Anche la plastica biodegradabile inquina. Lo rivela un rapporto dell’Unep (Biodegradable Plastics and Marine Litter) redatto in collaborazione con il GPA – Programma ambientale intergovernativo delle Nazioni Unite che ha esaminato quanto le plastiche biodegradabili siano effettivamente ecosostenibili.

Per ridurre l’inquinamento di mari ed oceani insomma l’uso di plastiche biodegradabili non sembra essere la risposta giusta. In pratica anche queste plastiche contribuiscono all’inquinamento degli oceani poiché – in realtà –  la loro completa biodegradazione avviene solo in condizioni abbastanza rare, quasi impossibili negli ambienti acquatici. Alcuni polimeri, infatti, richiedono l’esposizione a temperature prolungate oltre i 50° per potersi frantumare. In secondo luogo, i prodotti etichettati come “biodegradabili” facilitano una maggiore propensione a creare rifiuti, in quanto i cittadini sono portati a supporre che i danni all’ambiente saranno minori.

“Recenti stime di UNEP hanno mostrato che quasi 20 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno in acque oceaniche. Una volta nell’oceano, la plastica non si dissolve, ma viene frammentata in particelle microplastiche. Il report mostra chiaramente che non esistono rimedi nel breve periodo per questa problematica, per questo è essenziale iniziare ad avere un approccio più responsabile nel gestire il ciclo di vita della plastica, in modo da ridurne l’impatto su oceani ed ecosistemi” ha dichiarato Achim Steiner, direttore esecutivo di UNEP. Negli ultimi anni è stata più volte riscontrata la presenza di microplastiche negli ecosistemi marini, soprattutto negli organismi marini – tra cui gabbiani, pesci e zooplancton – che le ingeriscono.

Il rapporto ha poi preso in considerazione anche altre tipologie di plastiche (il polietilene PE, polipropilene PP e il polivinile coroide PVC  utilizzate per oggetti di uso comune. Queste non sono per nulla degradabili negli ambienti marini, poiché i polimeri che le compongono sono decisamente più lenti a disgregarsi negli oceani.

Notizie allarmanti anche per le plastiche oxo-degradabili, cioè arricchite di pro ossidanti come il manganese, che dovrebbe favorirne la disgregazione. Il report afferma che queste plastiche  potrebbero costituire una minaccia ambientale anche dopo la frammentazione, poiché le microplastiche create nel processo di scissione rimarrebbero presenti, diventando cibo per gli organismi marini e facilitando il trasporto di microbi, batteri patogeni e specie algali.

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