Africa sub-sahariana: 600 milioni senza elettricità

Africa sub-sahariana: dove vanno in 600 milioni senza elettricità?

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| Categoria: Energia | Sviluppo sostenibile

I profughi che in massa premono sui confini meridionali dell’Europa provengono da numerosi Paesi, ma quasi tutti fuggono da un nemico comune: la miseria.

Tra gli aspetti drammatici della povertà nell’ Africa sub-sahariana c’è ai primi posti la mancanza di energia. Un aspetto che presenta svantaggi formidabili; anzi è quasi impossibile anche solo pensare a forme di sviluppo senza una adeguata disponibilità di energia in generale e di energia elettrica in particolare.

A livello mondiale la disponibilità pro-capite di energia è sostanzialmente aumentata negli ultimi cinquanta anni, di oltre il 40%, nonostante la popolazione sia nel frattempo più che raddoppiata. Si è passati dalle poco più di 1,3 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) della metà degli anni ’60 alle 1,9 tep l’anno di oggi. Nello stesso periodo, invece, nell’Africa sub-sahariana l’energia pro-capite è rimasta ferma a 0,5 tep l’anno.

Non è che non sia stato fatto niente, anche perché nel frattempo la popolazione africana è triplicata. In molti dei 48 Paesi in questione  (tutti quelli del continente tranne il Sud Africa e quelli che si affacciano sul Mediterraneo) c’è stato un reale sforzo per superare le numerose barriere di tipo normativo, politico e finanziario che rallentano gli investimenti nella produzione di energia. Tuttavia, l’inadeguatezza delle infrastrutture energetiche e le conflittualità esistenti continuano a frenare il conseguimento anche parziale dei miglioramenti necessari.

 

Dove vanno 600 milioni di persone senza l’elettricità?

 

Ovviamente la situazione varia molto da zona a zona, ma nel complesso oltre 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità, una cifra che è quasi il 70% dei 915 milioni di abitanti di tutta l’ Africa sub-sahariana.Africa sub-sahariana
Inoltre, la situazione sta peggiorando, perché gli sforzi per promuovere l’elettrificazione non riescono a tenere il passo con la crescita demografica. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) dal 2000 ad oggi è aumentato di 100 milioni il numero di quanti non hanno accesso all’elettricità nell’Africa sub-sahariana, e questo benché siano stati forniti di elettricità non meno di 145 milioni di persone che nel 2000 non l’avevano.

In realtà, a parte la specifica situazione del settore elettrico, è l’approvvigionamento energetico in generale che è drammatico, praticamente in tutta l’area. Dove per cucinare e per le altre esigenze domestiche (riscaldamento, acqua calda per usi sanitari) l’IEA calcola che circa 730 milioni di persone (l’80% del totale) dipendano del tutto o quasi dalla biomassa tradizionale: legna e arbusti da ardere, carbonella, residui agricoli, scarti di legno, rifiuti solidi di vario genere e persino sterco essiccato.

Quasi tre quarti di coloro che dipendono dalla biomassa solida vivono in aree rurali e spesso dedicano diverse ore al giorno per approvvigionarsi di una sufficiente quantità di biomassa. Un compito che è tradizionalmente riservato alle donne, che devono così sottrarlo alla cura e all’educazioni di figli e nipoti, o ad attività di sviluppo sociale o personale, o ad altre attività miranti a migliorare il tenore di vita della famiglia.

L’utilizzo della biomassa raccolta (o prodotta o acquistata sotto forma di carbonella) avviene poi in focolari aperti o con stufe poco efficienti, in spazi poco ventilati. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), le sostanze nocive emesse dai focolari domestici causano in Africa circa 600.000 morti premature l’anno, prevalentemente bambini.

 

Conviene all’Europa un piano Marshall per l’ Africa sub-sahariana

 

È in questo quadro drammatico che è nata l’idea di un nuovo piano Marshall per l’Africa, centrato sull’energia, che è appunto considerata il fattore essenziale per favorire ogni altro possibile sviluppo locale.

Il riferimento al piano di aiuti americano del 1947 sta diventando di moda: lo stesso ministro italiano degli Esteri Gentiloni su Foreign Affairs ha recentemente auspicato un “piano Marshall per il Mediterraneo”, visto però in un’ottica soprattutto europea, cioè come mezzo per garantire maggiore stabilità all’area e per rilanciare l’economia (investimenti e occupazione) dei Paesi euro-mediterranei.

Tuttavia il primo Africa sub-saharianaad aver sostenuto l’esigenza di un piano Marshall per l’ Africa sub-sahariana,  è stato Jean-Louis Borloo, noto politico francese (più volte ministro dell’Ambiente, del Lavoro e dell’Economia), secondo il quale ogni discorso di sviluppo economico, ambientale e sociale dell’Africa non può andare oltre il livello di conversazione da salotto se non è basato su una veloce e capillare diffusione dell’elettricità.

Le ragioni di Borloo sono molte e tutte evidenti, tanto più che i costi eventualmente a carico dell’Unione Europea (per una elettrificazione pressoché totale dell’ Africa sub-sahariana e su una spesa totale stimata in circa 200 miliardi di euro) dovrebbero essere di 5 miliardi di euro l’anno per 10 anni. Cioè una cifra pari al 3% del bilancio annuale della UE. Che peraltro non sarebbe nemmeno una spesa a fondo perduto perché, come osservato non solo da Borloo, nell’attuale contesto internazionale lo sviluppo dell’Africa costituirebbe forse la migliore chance di sviluppo anche per l’Europa.

[Silvia Cirillo]

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